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31 oktober Lo chiamavano "Culo basso"Di lui si diceva che avesse il culo basso. Le cosce eccessivamente grosse. Eppoi sembrava troppo immaturo e lento e statico e macchinoso per il calcio italiano. Il lui in questione - udite, udite! - era il Clarence Seedorf blucerchiato, stagione '95-96, allora non ancora ventenne ex Ajax, bersagliato e stroncato da buona parte dell'assai esigente, quasi snobistica platea sampdoriana post-belle époque paolomantovaniana. Avevano il palato fino, loro. Poi, poco dopo, avrebbero ammirato le gesta dei vari Sgrò, Cucciari e Tricarico...O forse no...
Comunque sia, chiusa parentesi. Quel nerissimo surinamense di Paramaribo, nato il primo aprile del 1976, giunse in Olanda ancora bambino e cominciò a tirare calci ad un pallone nel florido vivaio dei lancieri di Amsterdam. Nella mente i miti di Cruijff e Neeskens, gli Orange del cosiddetto “calcio totale”, ma l'insostituibile idolo di sempre restava uno soltanto: quel Frankie Rijkaard che, come nel più piacevole dei sogni, divenne il suo capitano nell'Ajax in cui Clarence cominciò ad imporsi. Prima di partire per cercar fortuna a Genova, fece intanto in tempo a vincere due campionati olandesi ('94 e '95) ed alzare nel cielo di Vienna la Champions League '94-95, ottenuta ai danni del Milan. Aveva appena 19 anni. Aveva appena 19 anni quando, nella sede di via XX Settembre, emozionatissimo, indossò per la prima volta la maglia blucerchiata nel luglio del '95. Era una Sampdoria nuova, giovane quella allestita da Enrico Mantovani e Paolo Borea, reduce dalla cocente eliminazione in semifinale di Coppa Coppe contro l'Arsenal e dai dolorosi addii di Vierchowod, Lombardo e Jugovic, partiti alla volta della Torino bianconera. Era la Sampdoria dei soliti veterani Mancini e Mannini, degli ex patavini Balleri, Franceschetti e Maniero, del kanako-francese Karembeu e soprattutto di quell'Enrico Chiesa da Mignanego che visse, quell'anno, la sua miglior stagione di sempre. In panchina sedeva, ormai da quattro annate, Sven-Göran Eriksson, il quale optò per schierare il giovane Clarence come mezzo-destro nel 4-3-3 con cui cominciò il campionato. Con quel modulo, però, i risultati tardavano ad arrivare. Sia dal punto di vista della squadra sia da quello del singolo: Seedorf stentava, faceva fatica ad integrarsi negli schemi blucerchiati ed i più critici - forse un po' cinicamente - cominciavano a punzecchiarlo. Il tecnico svedese pensò quindi di sperimentare una più coperta difesa “a cinque”, guidata dal neolibero Sinisa Mihajlovic, ed una linea mediana spesso formata da quattro elementi. Il coloured olandese dalla maglia numero 17 fu quindi dirottato sulla fascia destra, non certo il ruolo adatto alle sue caratteristiche da creatore, catalizzatore di gioco, regista impuro dai piedi buoni ma dal passo compassato. Nel frattempo, però, dopo aver segnato al Cagliari in Coppa Italia, Clarence trovò in quel di Bergamo, il 19 novembre '95, il suo primo gol in A nella sconfitta per 3-2 contro l'Atalanta di Mondonico. Come dimostra questo risultato, quell'altalenante Doria, capace di schiantare la Juve, seppur trascinato da un super Chiesa (22 reti finali in 27 match), faceva soffrire. In particolare in tema di rimonte subite: da 2-0 a 2-2 contro Napoli, Vicenza e Fiorentina; da 2-0 addirittura a 2-3, a Marassi, ancora contro l'Atalanta. Il rendimento di Seedorf andava di pari passo con quello incostante della squadra, che, a fine stagione, Eriksson assestò, cambiando nuovamente schema, sul più classico dei 4-4-2. La Samp finì così in crescendo, accarezzando il sogno-Uefa e disputando alcune gare memorabili. Tra queste il successo per 0-3 in casa della Juventus che di lì a poco si sarebbe laureata campione d'Europa. Nel pomeriggio di sabato 13 aprile '96, un Clarence appena ventenne trafisse, nel finale, il bianconero Peruzzi in contropiede, arrotondando il punteggio e chiudendo le marcature aperte dopo soli 25 secondi dal solito Chiesa e raddoppiate da Balleri. Quel 3-0, come quello ottenuto un mese dopo contro il Milan fresco Campione d'Italia, non bastò. Il capolinea del treno Uefa si materializzò a Vicenza, all'ultima di campionato, nel 2-2 ottenuto contro i biancorossi locali di Guidolin. Quel giorno, il terzo e ultimo gol in maglia blucerchiata il ragazzo di Paramaribo lo realizzò proprio all'epilogo della sua avventura doriana: il 12 maggio, allo stadio “Romeo Menti”, la Samp disse addio all'Europa e Seedorf disse addio alla Samp. Disse addio alla Samp dopo una sola stagione, nella quale lasciò soltanto intravedere le sue - enormi - potenzialità, senza convincere appieno. Poi, quel moretto dal culo basso e dalle cosce grosse volò in Spagna, nientepopodimeno che al Real Madrid, dove in tre campionati e mezzo, vinse e convinse - una Liga ('96-97), una Champions ('97-98) e un'Intercontinentale ('98) -. Tornò in Italia a fine '99, all'Inter, dove in un anno e mezzo - caso strano - non vinse niente. Dopodiché si trasferì al Milan e lì si affermò come uomo e campione vero, arricchendo il personale palmares con uno Scudetto (2003-04), due Supercoppe Europee ed una Coppa Italia (entrambe nel 2003) e quelle due Champions Leauge ('03-04 e '06-07) che lo hanno laureato come unico calciatore al mondo ad aver conquistato il trofeo con tre club differenti. Alla faccia di chi lo chiamava “Culo basso”. Federico Berlingheri (Goal.com, 31 ottobre 2007) (2) reactiesMeld je aan bij Windows Live ID om een reactie toe te voegen (als je Hotmail, Messenger of Xbox LIVE gebruikt, heb je al een Windows Live ID). Aanmelden Heb je geen Windows Live ID? Maak er nu een aan
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